Infertilità e Fertilità

FECONDAZIONE ETEROLOGA: “LA FUGA ALL’ESTERO”!

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    FECONDAZIONE ETEROLOGA: “LA FUGA ALL’ESTERO”!


    A cura di Severina Cantaroni

    Valicano i confini seguendo una speranza. Cercando una possibilità. Rincorrendo un diritto che, nel loro Paese, non è garantito. E, allora, raggiungono l’Austria o il Belgio, la Danimarca o la Gran Bretagna, la Grecia o la Repubblica Ceca, la Spagna o gli Stati Uniti, la Svezia o la Svizzera.
    Sono le coppie colpite da sterilità totale o parziale grave, per le quali il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita omologhe non è sufficiente. Coppie che, per avere un figlio, hanno una sola speranza: la fecondazione eterologa. In pratica, il ricorso a spermatozoi od oociti di donatori esterni alla coppia stessa.
    Dunque, una vera e propria “migrazione procreativa”, a volte difficile, complicata e dolorosa. Una sorta di ‘tributo’ da pagare, per il solo fatto di desiderare un figlio. Più di qualsiasi altra cosa al mondo.
    Così, è proprio in nome di questo desiderio che migliaia di italiani varcano ogni anno i confini, alla ricerca di un trattamento che nel nostro Paese non è loro concesso.

    A scattare questa fotografia è la terza indagine dell'Osservatorio Turismo Procreativo che accende i riflettori sul diritto negato di questi pazienti. Diritto per cui più di dieci coppie in Italia stanno ricorrendo in giudizio. E dire che sono molte le strutture italiane che potrebbero garantire sicurezza e qualità anche per questi trattamenti non ammessi dalla Legge 40.

    Ma quanti sono, davvero, questi pazienti?

    “Questa domanda ha, oggi, finalmente una risposta. Grazie alla terza indagine dell'Osservatorio Turismo Procreativo, la prima che ha valutato il peso della 'migrazione eterologa'. Dunque, gli italiani che ogni anno si recano all'estero alla ricerca di un centro che permetta loro di soddisfare il desiderio di genitorialità, grazie alla fecondazione eterologa, sono più di 2700”, spiega Andrea Borini, presidente dell'Osservatorio Turismo Procreativo.

    I “numeri” della ricerca

    La ricerca ha preso in considerazione le mete più gettonate del turismo procreativo: 36 centri esteri, ovvero un numero significativo di strutture fra quelle maggiormente frequentate dai pazienti italiani. A ogni struttura sono state richieste informazioni relative alla presenza di nostri connazionali tra i pazienti, e il numero medio di questi (per anno) in trattamento per fecondazione eterologa. Spagna e Svizzera guidano la classifica delle mete più ambite: merito di accorte politiche di accoglienza, che vedono uno dei punti di forza nella presenza di una "corsia preferenziale" per le coppie di casa nostra, con medici e operatori sanitari che parlano italiano, e informazioni su internet espressamente rivolte ai pazienti in arrivo dalla penisola.
    “Sulla base delle stime preesistenti, che valutano in circa 4000 le coppie italiane protagoniste del turismo procreativo, è dunque lecito affermare che due pazienti italiani su tre vanno all'estero perché devono ricorrere alla fecondazione eterologa. E che, quindi, continueranno a doversi rivolgere altrove, almeno fino a quando la legge italiana non riconoscerà anche a questi pazienti il diritto all'accesso a queste tecniche”, spiega ancora Borini.

    La Legge 40

    Nei suoi sei anni di vita, la Legge 40 è stata più volte portata in tribunale. Interpellate dai cittadini, le corti, compresa quella Costituzionale, si sono espresse modificandone diverse parti. Tuttavia, sebbene oggi le maglie della legge siano più larghe, e molte coppie possano trovare una risposta adeguata ai loro problemi di infertilità anche in Italia, ce ne sono ancora molte costrette a fare le valigie, e partire per poter fare l'eterologa. Peccato.
    “Perché in questo momento in Italia sussisterebbero anche le condizioni di sicurezza e di qualità, per la normativa esistente e per l'alto livello dei Centri, al contrario di quanto può accadere in alcuni paesi esteri”, commenta Andrea Borini.

    I ricorsi

    “In assenza della disponibilità a cambiare la Legge 40 da parte del Parlamento, l'unica soluzione è quella di promuovere dei ricorsi davanti ai Tribunali italiani, con cui si richiede ai giudici di sollevare la questione di costituzionalità sull'articolo 4 comma 3”, commenta l'avvocato Maria Paola Costantini che, insieme a un collegio di avvocati, segue le coppie che hanno deciso di intraprendere la strada legale per vedere riconosciuti i propri diritti.
    Ad oggi sono stati depositati più di 10 ricorsi in diverse città italiane. A Bologna ne sono stati presentati due che vedono il coinvolgimento di Tecnobios Procreazione in qualità di controparte.
    Si tratta di due coppie che, dopo essersi rivolte a centri stranieri senza però esiti positivi, hanno rinunciato ad andare all'estero e, per soddisfare il proprio desiderio di genitorialità, hanno deciso di intraprendere la via giudiziaria per cercare di eliminare il divieto di eterologa in Italia.

    L’eterologa su Internet

    Decidere di avvalersi di gameti esterni alla coppia per concepire un figlio non è una scelta facile. Per alcune coppie, però, non esiste altra possibilità. Si tratta dei casi in cui uno dei due partner soffre di sterilità totale, per esempio non produce gameti, oppure soffre di una sterilità parziale grave che gli impedisce comunque la procreazione. A seconda delle problematiche individuate dal medico si può ricorrere alla donazione di gameti maschili (spermatozoi), o femminili (oociti). In alcuni casi, la coppia può ricorrere anche alla embriodonazione.
    Negli ultimi anni, Internet è diventato un indicatore importante dei bisogni dei pazienti. Di fecondazione eterologa si parla molto negli spazi di discussione messi a disposizione dai siti dedicati alla procreazione medicalmente assistita.

    A farlo sono per lo più donne, ma non mancano anche gli aspiranti papà, biologici o meno, che raccontano le proprie esperienze e danno consigli pratici. Suggeriscono siti dedicati all'argomento, si scambiano contatti di centri, e recapiti di medici. Molti chiedono informazioni sui costi, sulla rimborsabilità dei trattamenti, altri cercano consigli su quale centro scegliere per affrontare al meglio l'ovodonazione o una donazione di seme. Alcuni cercano informazioni sui protocolli medici, per capire cosa li aspetta, quali sono le possibilità di riuscire ad avere realmente un bambino. C’è anche chi cerca solo conforto dopo aver provato, senza successo, a rimanere incinta. Altri ancora, che hanno vissuto la stessa esperienza, incitano a non mollare e si salutano con un augurale “in becco alla cicogna”.

     
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